Camminavo per la strada del centro, le lunghe sei di sera, il tardo pomeriggio quello che non passa mai.
Le vetrine tutte diverse e tutte uguali, tutte a sovrappiù cinquanta, che con i saldi a metà prezzo ti puoi permettere di pensare alle scarpe nuove. E abiti meravigliosi da poter fasciare tutte le donne del Mondo, anche se metà Mondo, poi, vive svestita e riesce a sorridere ugualmente.
E giunse quel manifesto, silenzioso eppure indiscreto, a invitarmi come il flauto magico delle fiabe.
L'uomo che non c?era.
Il regista, un Lukas con più K e Y nel cognome che, forse, capelli in testa, probabilmente non era turco. E, a prima vista, nemmeno gli attori principali. Non che io ce l?abbia con i turchi, beninteso, soltanto che riescono a scrivere film in grado di annoiarmi già con i titoli di testa. No, non amo il cinema d'essais. E nemmeno lui ama me.
Cinema Embassy.
Mai sentito.
Non avrà chiuso?
No, quello era il Capitol.
L'Arena. Il Cavour. il Principe. L'Olimpia. A Modena ormai sono più i cinema chiusi che quelli in funzione.
Sarà Spielberg che è invecchiato?
Sarà Sky?
Passa il due con il cartellone di Sky sulla fiancata: lo sguardo sornione di Brad Pitt che mi scruta da sotto l?elmo di Achille.
Povero Omero, ringrazia Zeus che sei cieco!
Poi di nuovo a percorrere i portici come i modenesi duecento anni fa, ma con molte più marche di jeans a fissarmi. Incontro qualcuno, ma non so che faccia abbia. Mi sa che è straniero.
Passo Altero, il K2, tutti quei posticini in cui non puoi non fermarti per una piccola gioia, tranne oggi. Nemmeno da Mr. Kebab, per il quale ho un certo debole. Ho ancora in sospeso quella questione: devo proporgli di invadere New York con una catena di McKebab, prima che McDonald?s sbarchi in Irak. Sorrido ancora al pensiero della Crociata Bovino-Musulmana nel cuore degli States, mentre giro le scarpe di centottanta gradi, direzione casa.
Perché, se non lo sapete, il centro di Modena si fa a passo di cadetto: sempre dritto per l'Emilia, poi dietro-front e avanti-marsch. Ci sono ragazzini che lasciano il solco, il sabato pomeriggio. Che poi ci sono tante strade sconosciute, sempre lì malinconiche in attesa di qualcuno che le scopra.
Come quella lì, che non ha senso, una rientranza di cinquanta metri che finisce con un muro e?
Cinema Embassy.
Vi giuro che ci sono passato mille volte e non l'avevo mai notato. Eppure con quell'insegna al neon anni Settanta non è certo un monumento alla sobrietà. Ma è vero che danno il film di Lukas Kykykyk? ?
Il cartellone davanti all?entrata: un uomo di spalle davanti ad un grande schermo bianco.
L'uomo che non c?era.
Proiezioni ore 18.30, 20.20, 22.10.
L'orologio mi annuncia le sei e venticinque, come fare a resistere?
Varco la porta a vetri ed entro in un mondo visionario di moquette verde alle pareti, aggredito dagli anni Settanta, che sembra quasi debba apparire John Lennon in versione guru capellone post Yoko Ono.
Invece da sotto un metro quadrato di neon, luce cerulea da vecchio ospedale, la cassiera alza il capo da un libro appena ingiallito. Due occhi celesti, appena severi, mormorano: - Buonasera?
- Un biglietto, grazie.
Ipnotizzato.
La ragazza, una graziosa ventenne bruna con abiti da trentenne e posa da quarantenne,
- Sono quattro euro e settanta.
Anche i prezzi sono rimasti negli anni Settanta, penso. Che sia un successo del Sindacato dei Cineasti?
Mi consegna il resto con mano affusolata e le sorrido un grazie, ma la fanciulla è già sprofondata di nuovo nella lettura. Mi giro per raggiungere la sala e mi attendono Stanlio e Ollio, redivivi.
In piedi al fianco di un banchetto forato, la maschera della sala è un cespo di capelli neri con sotto un ragazzetto filiforme, i jeans comprati per suo fratello maggiore col cavallo al ginocchio. Mi regala un sorriso distratto, di quelli che provengono dall?ora prima e sembrano aver indugiato troppo a lungo.
Seduto su una delle trequattro poltroncine d?attesa, anch'esse in moquette verde d'ordinanza, il mio Ollio è un omaccione corpulento in t-shirt e espadrillas, tipico abbigliamento da febbraio emiliano, che mi scruta critico da sopra un volume davanti al quale impallidiscono i cinquant'anni del proprietario bigio. Scuote la testa, come se io fossi tutto nudo, e vi giuro che sono vestito, e si immerge di nuovo nel polveroso romanzo.
Cinema intellettuale, non c?è che dire.
Stanlio mi strappa il biglietto, e finalmente entro in sala.
Vuota.
Desolatamente vuota.
Più vuota di un barattolo di tonno dopo che c'è passata accanto la mia gatta.
Da fuori il borbottio di Ollio commenta il mio stupore:
- Perché poi la gente viene a vedere ?sti film?
Vabbè, me la sono cercata, prendo posto.
No, questo non mi piace, ne voglio uno più in centro.
Ecco, adesso sì che sono nel centro esatto della sala, da dove si può gustare al meglio il capolavoro di Lukas Quello-lì.
E ho sete.
Fuori c'era una macchinetta. Aspetteranno due minuti per il film, non c?è ancora nessuno. Torno nell'atrio, lo sguardo mi cade su Ollio. Dovrà pure fare qualcosa in questo cinema? E metto mano agli spiccioli.
Tè freddo, un euro.
- Non accetta?
CLAK
- ? monete da un euro. ? la fanciulla.
Dirmelo prima no, eh?
- C'è anche scritto sopra, se poi la gente non legge... ? La conclusione acida di Ollio risponde cronometrica ai miei pensieri. Scuote la testa, come se io avessi indosso solo i calzini, e vi giuro che sono vestito, e torna alle polverose gesta del Cavalier Chicchessia, mentre vergognoso mi accosto al banco della cassa.
- Me li cambia, per favore?
- La macchinetta non accetta monete da un euro, solo cinquanta, venti e dieci centesimi.
Mi servo con i miei cinquanta più cinquanta centesimi e ripiombo in sala.
Ancora desolatamente vuota.
Termino il tè, fisso lo schermo bianco.
Il battenti fruscianti della porta che si chiude, anch?essi rigorosamente moquettati, incorniciano il volto di Stanlio mentre mi lascia solo davanti allo schermo.
Il sorriso è impercettibilmente più?
Maligno, forse.
Le luci si fanno soffuse, lo schermo sempre più bianco.
Driin.
- Cinema Embassy, buonasera?
- ?
- No, noi non facciamo la proiezione pomeridiana: gli orari sono 20.20, 22.10.